giovedì 9 dicembre 2010
mercoledì 8 dicembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
la smorfia amara del torero smilzo
c'è un muro sotto casa su cui hanno disegnato una faccina triste. si trova lungo un marciapiede che ho percorso tante di quelle volte che ormai, alla faccina, non faccio più caso. oggi pomeriggio, però, mentre passavo di lì, è successo a me di sentirmi osservato. per un casuale allineamento di quello "smile senza sorriso" con l'ombra di un lampione, si era formato il curioso personaggio che vedete qui sotto:
foto scattata oggi alle ore 14:10:58
nessun intervento in post-produzione, neanche regolazione di toni
sabato 27 novembre 2010
postal market
quella che segue, seppur quasi incredibile, è una storia vera. in ogni dettaglio. anzi, alcuni particolari - che potrebbero essere considerati ulteriori aggravanti - sono stati omessi, per non farla troppo lunga.
è una vicenda riassumibile con due numeri: quindici, che è la durata, in giorni, del suo svolgimento, e quattrocentodiciannove, che è il numero di banconote che alla fine mi sono ritrovato fra le mani.
ma andiamo per ordine.
il giorno ics mi scadevano tre buoni fruttiferi postali emessi in epoca ante-euro da un ufficio che dista diverse centinaia di chilometri da dove mi trovo ora. questo, teoricamente, non dovrebbe costituire un problema, dal momento che i buoni fruttiferi possono essere riscossi in qualsiasi ufficio postale della penisola.
il giorno successivo mi reco nell'ufficio postale centrale della mia città, essendo l'unico i cui sportelli, dal lunedì al venerdì, sono aperti di pomeriggio. (parentesi: nella mattinata avevo già avuto modo di avvelenarmi l'esistenza in un altro ufficio postale dove, previo apposito permesso dal lavoro, ero andato per ritirare una raccomandata. tale raccomandata, come puntualmente mi succede ogni volta che me ne arriva una, non si trovava. ma questa è un'altra storia, forse ancora più pazzesca di quella dei buoni. magari la racconto un'altra volta.)
allora: ufficio postale centrale. ritiro il numeretto. lunga attesa. arriva il mio turno.
esibisco i buoni, dico che intendo riscuoterli, resisto strenuamente all'assedio prontamente allestito per convincermi in tutti i modi a reinvestire i soldi in uno dei loro miracolosi prodotti finanziari a mia scelta. dopodiché mi fanno presente che, per ottenere conferma dall'ufficio «di radicamento» (parlano così, non posso farci niente: sarebbe l'ufficio che ha emesso i titoli), ci possono volere anche sei giorni. ma, aggiungono, non devo preoccuparmi, perché se lascio un recapito telefonico ci penseranno loro ad avvisarmi. non mi preoccupo: lascio il numero, arrivederci e grazie.
passano i giorni. niente. l'ottavo giorno, un venerdì, telefono io. l'impiegata che mi risponde è piuttosto scortese, immagino che abbia molto da fare. cerca di liquidarmi il prima possibile, e alle mie educate proteste replica che se volevo risparmiare tempo avrei dovuto scegliere di andare a riscuotere all'ufficio di radicamento.
la mattina del giorno successivo telefono di nuovo, stavolta al promotore finanziario che mi aveva a lungo blandito per convincermi a fare un nuovo investimento e che, con grande disponibilità, mi aveva lasciato il suo numero diretto «per qualsiasi cosa». mi risponde che in quel momento è troppo indaffarato, ma in ogni caso la settimana successiva posso andarlo a trovare quando voglio in modo da poter comodamente controllare a che punto è la pratica. insomma: zero notizie anche da lui.
il giorno dopo è domenica. il lunedì, di pomeriggio, vado a vedere cosa sta succedendo.
ritiro il numeretto. lunga attesa.
ad un certo punto, oltre il vetro, vedo la funzionaria a cui avevo lasciato il mio numero di cellulare. mi avvicino, attiro la sua attenzione, saluto, chiedo lumi. lei fa quella che casca dalle nuvole. poi sembra riprendersi: mah, sì, insomma, va bene, adesso vado a controllare.
torna con delle carte: sì sì, possiamo completare l'operazione. di nuovo lusinghe per indurmi ad affidar loro i miei soldi. non cedo: li voglio tutti, fino all'ultimo centesimo. (ah, dimenticavo: l'ammontare è di quindicimilacinquecentonovanta euro.)
a questo punto mi chiede se sono titolare di un conto bancoposta. rispondo di no, aggiungendo, per la millesima volta, che i soldi non intendo lasciarli, in nessuna maniera.
allora mi risponde che per il pagamento in contanti ci sono dei problemi, perché l'ufficio non poteva mica sapere che io sarei andato a ritirarli proprio quel giorno. ovviamente faccio presente che erano loro ad essersi impegnati a telefonarmi; che erano loro (anzi, lei personalmente) ad aver "smarrito" il mio numero di cellulare; che ero io ad aver inutilmente, per due volte, tentato per telefono di definire la questione. e che comunque quello era l'undicesimo giorno da quando avevo espressamente manifestato la volontà di incassare la somma.
niente da fare, i soldi non ci sono. però avrei potuto eseguire seduta stante una prenotazione, attraverso la quale mi avrebbero consentito di riscuotere il denaro. ma non prima di quattro giorni.
curioso no? l'ufficio centrale di una delle città più ricche d'italia ha bisogno di novantasei ore per pagare - anzi, restituire al loro legittimo proprietario - quindicimila euro.
che dovevo fare? niente. ho prenotato per il primo giorno utile, che - casualmente - cadeva di venerdì. quindi, se io avessi voluto per ipotesi depositare quei soldi nella mia banca, avrei dovuto aspettare che passassero anche i due giorni di chiusura del sabato e della domenica. pazienza.
finalmente siamo a venerdì, quindicesimo giorno. numeretto. attesa. arriva il mio turno. eccomi, sono quello che ha già trascorso qui due pomeriggi, che ha prenotato per oggi, eccetera eccetera.
stampa e compilazione di moduli, esibizione di documenti, codice fiscale, fotocopie, firme, controfirme, certificazioni, autocertificazioni, calcoli, consultazioni con i superiori, visti, attestazioni, timbri, cazzi vari. poi c'è da aspettare per accedere alla cassaforte, che è «quella a tempo». alla fine arrivano i soldi.
così suddivisi: quattro banconote da duecento; due banconote da cento; duecentoundici (duecentoundici!) banconote da cinquanta; duecentodue (duecentodue!) banconote da venti.
- ehm... un attimo: me li può dare di taglio più grosso, cortesemente?
- no, solo così. è stata fatta una specie di colletta tra le varie casse per raggiungere l'importo totale.
- ma... mi scusi: questi soldi li ho chiesti quindici giorni fa, poi mi avete anche fatto formalizzare una prenotazione per riscuoterli, quattro giorni fa, e adesso dovete ricorrere alle collette?
- ...
- è un dispetto, vero?
- ...
è una vicenda riassumibile con due numeri: quindici, che è la durata, in giorni, del suo svolgimento, e quattrocentodiciannove, che è il numero di banconote che alla fine mi sono ritrovato fra le mani.
ma andiamo per ordine.
il giorno ics mi scadevano tre buoni fruttiferi postali emessi in epoca ante-euro da un ufficio che dista diverse centinaia di chilometri da dove mi trovo ora. questo, teoricamente, non dovrebbe costituire un problema, dal momento che i buoni fruttiferi possono essere riscossi in qualsiasi ufficio postale della penisola.
il giorno successivo mi reco nell'ufficio postale centrale della mia città, essendo l'unico i cui sportelli, dal lunedì al venerdì, sono aperti di pomeriggio. (parentesi: nella mattinata avevo già avuto modo di avvelenarmi l'esistenza in un altro ufficio postale dove, previo apposito permesso dal lavoro, ero andato per ritirare una raccomandata. tale raccomandata, come puntualmente mi succede ogni volta che me ne arriva una, non si trovava. ma questa è un'altra storia, forse ancora più pazzesca di quella dei buoni. magari la racconto un'altra volta.)
allora: ufficio postale centrale. ritiro il numeretto. lunga attesa. arriva il mio turno.
esibisco i buoni, dico che intendo riscuoterli, resisto strenuamente all'assedio prontamente allestito per convincermi in tutti i modi a reinvestire i soldi in uno dei loro miracolosi prodotti finanziari a mia scelta. dopodiché mi fanno presente che, per ottenere conferma dall'ufficio «di radicamento» (parlano così, non posso farci niente: sarebbe l'ufficio che ha emesso i titoli), ci possono volere anche sei giorni. ma, aggiungono, non devo preoccuparmi, perché se lascio un recapito telefonico ci penseranno loro ad avvisarmi. non mi preoccupo: lascio il numero, arrivederci e grazie.
passano i giorni. niente. l'ottavo giorno, un venerdì, telefono io. l'impiegata che mi risponde è piuttosto scortese, immagino che abbia molto da fare. cerca di liquidarmi il prima possibile, e alle mie educate proteste replica che se volevo risparmiare tempo avrei dovuto scegliere di andare a riscuotere all'ufficio di radicamento.
la mattina del giorno successivo telefono di nuovo, stavolta al promotore finanziario che mi aveva a lungo blandito per convincermi a fare un nuovo investimento e che, con grande disponibilità, mi aveva lasciato il suo numero diretto «per qualsiasi cosa». mi risponde che in quel momento è troppo indaffarato, ma in ogni caso la settimana successiva posso andarlo a trovare quando voglio in modo da poter comodamente controllare a che punto è la pratica. insomma: zero notizie anche da lui.
il giorno dopo è domenica. il lunedì, di pomeriggio, vado a vedere cosa sta succedendo.
ritiro il numeretto. lunga attesa.
ad un certo punto, oltre il vetro, vedo la funzionaria a cui avevo lasciato il mio numero di cellulare. mi avvicino, attiro la sua attenzione, saluto, chiedo lumi. lei fa quella che casca dalle nuvole. poi sembra riprendersi: mah, sì, insomma, va bene, adesso vado a controllare.
torna con delle carte: sì sì, possiamo completare l'operazione. di nuovo lusinghe per indurmi ad affidar loro i miei soldi. non cedo: li voglio tutti, fino all'ultimo centesimo. (ah, dimenticavo: l'ammontare è di quindicimilacinquecentonovanta euro.)
a questo punto mi chiede se sono titolare di un conto bancoposta. rispondo di no, aggiungendo, per la millesima volta, che i soldi non intendo lasciarli, in nessuna maniera.
allora mi risponde che per il pagamento in contanti ci sono dei problemi, perché l'ufficio non poteva mica sapere che io sarei andato a ritirarli proprio quel giorno. ovviamente faccio presente che erano loro ad essersi impegnati a telefonarmi; che erano loro (anzi, lei personalmente) ad aver "smarrito" il mio numero di cellulare; che ero io ad aver inutilmente, per due volte, tentato per telefono di definire la questione. e che comunque quello era l'undicesimo giorno da quando avevo espressamente manifestato la volontà di incassare la somma.
niente da fare, i soldi non ci sono. però avrei potuto eseguire seduta stante una prenotazione, attraverso la quale mi avrebbero consentito di riscuotere il denaro. ma non prima di quattro giorni.
curioso no? l'ufficio centrale di una delle città più ricche d'italia ha bisogno di novantasei ore per pagare - anzi, restituire al loro legittimo proprietario - quindicimila euro.
che dovevo fare? niente. ho prenotato per il primo giorno utile, che - casualmente - cadeva di venerdì. quindi, se io avessi voluto per ipotesi depositare quei soldi nella mia banca, avrei dovuto aspettare che passassero anche i due giorni di chiusura del sabato e della domenica. pazienza.
finalmente siamo a venerdì, quindicesimo giorno. numeretto. attesa. arriva il mio turno. eccomi, sono quello che ha già trascorso qui due pomeriggi, che ha prenotato per oggi, eccetera eccetera.
stampa e compilazione di moduli, esibizione di documenti, codice fiscale, fotocopie, firme, controfirme, certificazioni, autocertificazioni, calcoli, consultazioni con i superiori, visti, attestazioni, timbri, cazzi vari. poi c'è da aspettare per accedere alla cassaforte, che è «quella a tempo». alla fine arrivano i soldi.
così suddivisi: quattro banconote da duecento; due banconote da cento; duecentoundici (duecentoundici!) banconote da cinquanta; duecentodue (duecentodue!) banconote da venti.
- ehm... un attimo: me li può dare di taglio più grosso, cortesemente?
- no, solo così. è stata fatta una specie di colletta tra le varie casse per raggiungere l'importo totale.
- ma... mi scusi: questi soldi li ho chiesti quindici giorni fa, poi mi avete anche fatto formalizzare una prenotazione per riscuoterli, quattro giorni fa, e adesso dovete ricorrere alle collette?
- ...
- è un dispetto, vero?
- ...
mercoledì 24 novembre 2010
l'ha detto proprio lui: è sgradito anche a quasi la metà dei suoi stessi elettori
dall'odierna conferenza stampa del teleimbonitore di arcore: "l'ultimo sondaggio mi dà ancora al 54,6 per cento di gradimento da parte dei nostri elettori".
martedì 23 novembre 2010
lunedì 15 novembre 2010
proporzioni
annunciando la nascita di un nuovo partito della destra, il fondatore gianfranco fini ha voluto sottolineare che ciò che conta davvero sono le idee e i progetti, non le persone, né lui in particolare.
una frase emblematica del suo discorso, ampiamente citata dai commentatori, è stata per esempio: "le persone passano, le idee restano".
in basso, il simbolo della nuova forza politica:
una frase emblematica del suo discorso, ampiamente citata dai commentatori, è stata per esempio: "le persone passano, le idee restano".
in basso, il simbolo della nuova forza politica:
domenica 14 novembre 2010
giovedì 11 novembre 2010
lunedì 8 novembre 2010
la realtà ritoccata
ci fu chi, a settembre, criticò con asprezza il giornale la padania per una foto in prima pagina palesemente taroccata. prima ancora toccò al settimanale panorama, che in copertina nascose la nuca del piduista di arcore dietro un toupet digitale appositamente confezionato.
ma di repubblica.it ne vogliamo parlare? era proprio necessaria la pubblicazione di ben cinque foto con quella scritta così maldestramente appiccicata?

sabato 6 novembre 2010
giovedì 4 novembre 2010
martedì 2 novembre 2010
domenica 31 ottobre 2010
giovedì 28 ottobre 2010
pronto...
frammento di conversazione telefonica sentito oggi sull'autobus urbano:
- ...
- ciao. sono sulla filo.
- ...
- sto andando a casa, devo studiare filo.
martedì 26 ottobre 2010
tivvù spazzatura
una quindicina di minuti prima del tigìuno delle venti, che se non sbaglio è l'edizione principale, c'è un collegamento in cui vengono annunciate le quattro-cinque notizie più importanti della giornata.
ieri sera una di queste anticipazioni riguardava la multa inflitta ad un cittadino di non ricordo quale città italiana che aveva gettato un sacchetto di rifiuti fuori dall'apposito cassonetto.
poi il telegiornale non l'ho visto, per cui, per capire come mai questa notizia fosse così fondamentale, ho provato a cercarla su internet. sicuramente da qualche parte se ne parla, ma io, dopo forse un quarto d'ora, ci ho rinunciato, perché non saltava fuori niente.
in compenso, sempre riguardo all'argomento dei rifiuti, oltre naturalmente agli aggiornamenti sulle note vicende campane, ho trovato una notiziola: l'arresto per truffa e frode in appalto pubblico di sette persone tra cui un consigliere regionale del lazio. del popolo della libertà.
una minuzia.
ieri sera una di queste anticipazioni riguardava la multa inflitta ad un cittadino di non ricordo quale città italiana che aveva gettato un sacchetto di rifiuti fuori dall'apposito cassonetto.
poi il telegiornale non l'ho visto, per cui, per capire come mai questa notizia fosse così fondamentale, ho provato a cercarla su internet. sicuramente da qualche parte se ne parla, ma io, dopo forse un quarto d'ora, ci ho rinunciato, perché non saltava fuori niente.
in compenso, sempre riguardo all'argomento dei rifiuti, oltre naturalmente agli aggiornamenti sulle note vicende campane, ho trovato una notiziola: l'arresto per truffa e frode in appalto pubblico di sette persone tra cui un consigliere regionale del lazio. del popolo della libertà.
una minuzia.
domenica 24 ottobre 2010
sabato 23 ottobre 2010
troppo buono
gorgonzola, un fan di daniele luttazzi, mi ha dedicato queste parole sul forum de il fatto quotidiano:
ghiaccio-nove, quando riuscirai ad elaborare una sola battuta che mi faccia un po' ridere ne riparliamo. "Ti seguo assiduamente su spinoza", non ho ancora deciso se sei tu o "cityman" il futuro della satira italiana. Rabbrividisco mentre scrivo.
io arrossisco mentre leggo. grazie.
ghiaccio-nove, quando riuscirai ad elaborare una sola battuta che mi faccia un po' ridere ne riparliamo. "Ti seguo assiduamente su spinoza", non ho ancora deciso se sei tu o "cityman" il futuro della satira italiana. Rabbrividisco mentre scrivo.
io arrossisco mentre leggo. grazie.
mercoledì 20 ottobre 2010
una storia piccola piccola
l'estate dell'anno scorso inviai alcuni contributi alla palestra di luttazzi.
successivamente, quando dichiarò l'intenzione di pubblicare un libro, gli mandai la liberatoria per utilizzare il materiale da me inviato e gli comunicai alcuni miei dati personali.
poi successero delle cose, e a me passò la voglia di comparire in un lavoro che portasse la sua firma. allora, il sedici giugno di quest'anno, gli scrissi di nuovo, rivolgendogli tre richieste: che non fossero pubblicate in alcun libro le mie battute o comunque i miei contributi precedentemente inviati al suo blog; che non fossero utilizzati i miei dati anagrafici; che i suddetti dati fossero cancellati.
mi rispose subito, dicendo che mi avrebbe accontentato volentieri.
ora che è uscito il cosiddetto almanacco luttazzi della nuova satira italiana, ho voluto controllare. nell'elenco dei credits che si trova nelle ultime pagine il mio nome non c'è. invece, sfogliando le pagine interne, il mio nome e i miei contributi compaiono eccome. quindi, diversamente da quanto dichiarato, le mie credo legittime richieste non sono state esaudite.
devo dire che sulle prime ci sono rimasto piuttosto male, ma per fortuna, riflettendoci, ho cominciato a convincermi che da parte sua non ci sia stata malafede o volontà di comportarsi in maniera scorretta: evidentemente si tratta, anche stavolta, di una «caccia al tesoro».
(non pensate che sia andato a comprarmi il libro: gli ho soltanto dato un'occhiata in libreria)edit: trovati anche questi
domenica 17 ottobre 2010
offerta speciale
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